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Cosa è un IDS e a cosa serve |
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L'utilizzo della rete e delle informazioni in essa disponibili rappresentano oramai uno strumento irrinunciabile
in tutti gli ambienti di lavoro. Poiché però ogni giorno vengono scoperte nuove vulnerabilità e
nuove tecniche d'intrusione che mirano a colpire pc e server connessi in rete, è necessario da una parte garantire che ogni
sistema abbia un adeguato antivirus e l'ultimo livello di patch disponibile del sistema operativo, dall'altro
dotarsi di IDS (Intrusion detection System) ovvero di sistemi in grado di analizzare il traffico in transito sulla
rete (o su un segmento di essa) al fine di individuare indizi di un uso illegittimo delle risorse elaborative
(ad es. tentativi di compromissione, di DDOS, scanning, etc.). L'IDS, dunque, è un analizzatore di pacchetti real time sulla base di firme (signatures) precostituite che individuano un certo tipo di worm, virus, attacco, etc. Tale analisi è condotta attraverso pattern matching (riconoscimento di una particolare sequenza di caratteri all'interno dei pacchetti dati) e attraverso la protocol analysis (rilevazione di eventuali anomalie nell'utilizzo dei protocolli di trasmissione dati). Un IDS funziona intercettando tutto il traffico, analizzando pacchetto per pacchetto, di un particolare segmento di rete e scatenando un allarme per l'amministratore di rete in caso di matching positivo di una signature a seguito dell'individuazione di un pacchetto malevolo. | |
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Esistono due tipologie di IDS: H-IDS (Host Intrusion Detection System) e N-IDS (Network Intrusion Detection
System).
I primi si installano sull'host e quindi analizzano solo il traffico diretto alla macchina su cui risiedono.
Hanno lo scopo di monitorare il traffico di risorse e servizi ritenuti particolarmente critici (ad es.
utilizzo di CPU, disco, rete, server Web, di posta, etc) al fine di rilevare la presenza di eventuali
segnali allarmanti come ad es. tentativi di logging con password errate, di modificare i privilegi dei
file, etc. I N-IDS hanno lo scopo di monitorare real-time il traffico di uno o più segmenti di rete, cercando in esso pattern predefiniti indicanti attività sospette allo scopo di registrarle e inoltrare i relativi allarmi al gestore della rete/sicurezza. E' possibile configurare alcuni N-IDS affinché reagiscano ad alcuni eventi di sicurezza in modo tale da interrompere il flusso dati anomalo. | |
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Gli IDS in rete d'Ateneo |
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Anche la rete d'Ateneo presenta problemi legati alla diffusione di virus e worm che talvolta sovraccaricano le
risorse elaborative degli apparati di rete a tal punto da rendere di fatto poco fruibile l'uso della rete nei
periodi di esplosione di nuovi virus/worm. In questa situazione, le risorse elaborative degli apparati della rete d'Ateneo sono stressate dal numero enorme di flussi di dati, quindi quando l'apparato di rete raggiunge il numero massimo di flussi gestibili, non alloca nuove risorse per quelli successivi. Questo causa una percezione di malfunzionamenti in rete da parte degli utenti. Oltre ai problemi legati al funzionamento, la rete stessa contribuisce alla diffusione esplosiva dei nuovi virus, essendo uno strumento di inoltro del traffico. La rete diventa anche, in situazioni particolari, il veicolo utilizzato da hacker per effettuare tentativi di intrusione o tentativi di blocco dei servizi erogati sui sistemi dell'Università. La compromissione di sistemi all'interno della rete d'Ateneo fa sì che questi ultimi vengano usati come base per perpetrare attacchi contro altri sistemi, anche esterni, con possibili conseguenze legali per l'Università. Si è dunque reso necessario dotarsi di un sistema di IDS che fosse in grado di analizzare l'enorme mole di pacchetti dati che circolano in rete d'Ateneo. In una rete estesa, complessa e veloce come quella d'Ateneo l'attività di controllo svolta dall'IDS non può che essere effettuata in più punti della rete e deve essere necessariamente automatica e coordinata. | |
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Funzionalità del servizio di IDS |
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Il servizio di IDS svolge, quindi, un compito di monitoraggio del livello di sicurezza nella rete di ateneo
mediante il controllo, pacchetto per pacchetto, dei flussi di traffico. Inoltre allerta gli amministratori di rete a seguito della rivelazione di possibili diffusioni di virus, worm, trojan, DOS (Denial Of Service), DDOS (Distributed DOS), tentativi di accesso illegittimi, exploit, BOF (Buffer OverFlow), compromissioni di sistemi, uso illegittimo o scorretto di risorse condivise, etc. Tale analisi non modifica in alcun modo l'inoltro dei flussi. | |
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Architettura del sistema di IDS in rete d'Ateneo |
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Per far fronte alle problematiche menzionate, l'Università Statale di Milano si è dotata di un
sistema distribuito di N-IDS che analizza le attività su vari segmenti della rete d'Ateneo. Uno schema esemplificativo dell'architettura distribuita di IDS in rete d'Ateneo: | |
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Le peculiarità del sistema adottato per l'Ateneo consente di virtualizzare ciascun IDS in più sensori in modo
tale da
poter differenziare le categorie di signature analizzate dal sensore virtuale sulla base delle sottoreti
monitorate ed in modo da individuare facilmente all'interno dell'Ateneo l'origine e la destinazione dei flussi
dannosi. Il sensore denominato Mercury posto presso la sede della Divisione Telecomunicazioni si compone di 3 sensori virtuali che analizzano il traffico:
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Gestione degli incidenti di sicurezza |
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La gestione degli IDS è un'attività che avviene di concerto con il NOC (Network Operation Center)
della rete, in quanto una volta individuati quegli allarmi che sono indice di un reale problema di sicurezza è necessario
individuare, nel caso la fonte dell'incidente sia un host della rete d'Ateneo, la localizzazione fisica della
macchina che origina il problema fino ad individuare la porta fisica dello specifico apparato della particolare
sede su cui è collegato l'host incriminato. Tale ricerca è effettuata grazie agli strumenti propri
del gestore della rete. Le azioni che possono essere intraprese a seguito di un allarme proveniente dal sistema IDS variano a seconda che il problema di sicurezza sia originato da un pc interno o esterno alla rete d'Ateneo. Nel primo caso (host interno), verrà allertato l'amministratore di rete locale (qualora esista) e/o bloccato l'accesso all'host "incriminato". Nel secondo (fonte dell'incidente esterna), è possibile bloccare il traffico proveniente dall'host incriminato sul collegamento esterno (GARR, Gestione Ampliamento Rete Ricerca: Rete dell'Università e della Ricerca Scientifica Italiana). | |
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